Chi si occupa di sicurezza sul lavoro sa che la nomina dell’addetto antincendio è uno degli adempimenti più controllati durante le ispezioni. Eppure molte aziende non hanno ancora chiaro chi debba nominarlo, quanti addetti servano davvero e quale formazione sia obbligatoria per legge.

Un errore in questo ambito espone il datore di lavoro a sanzioni e, soprattutto, lascia l’azienda impreparata di fronte a un principio di incendio. In questa guida vediamo chi deve nominare l’addetto antincendio, come funzionano i corsi per i diversi livelli di rischio e cosa rischia concretamente l’azienda in caso di mancato adempimento.

Chi è l’addetto antincendio e cosa fa

L’addetto antincendio è il lavoratore designato dal datore di lavoro per attuare le misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze all’interno del luogo di lavoro. Non è una figura professionale esterna, ma un dipendente dell’azienda formato appositamente per questo ruolo.

I compiti principali in caso di emergenza

Nella pratica, l’addetto antincendio si occupa di:

  • attuare il piano di emergenza ed evacuazione (PEE) quando necessario;
  • intervenire su un principio di incendio con estintori, idranti o naspi, nei limiti della propria formazione;
  • coordinare le fasi di evacuazione e limitare il rischio di panico tra i lavoratori;
  • mantenere libere le vie di fuga e le uscite di emergenza;
  • collaborare con i Vigili del Fuoco al loro arrivo, fornendo informazioni sulla situazione.

Il ruolo richiede quindi non solo conoscenze tecniche, ma anche capacità di gestire lo stress e di prendere decisioni rapide.

Quando è obbligatorio nominare l’addetto antincendio

Secondo il D.Lgs. 81/08, il datore di lavoro ha l’obbligo di designare preventivamente uno o più lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio, evacuazione e gestione dell’emergenza poiché l’articolo 18, comma 1, lettera b) impone al datore di lavoro di designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza. Questo obbligo riguarda, nella maggior parte dei casi, ogni azienda con almeno un lavoratore, indipendentemente dal settore.

Il quadro normativo che definisce contenuti, durata e livelli di rischio dei corsi è oggi il DM 2 settembre 2021 (detto anche Decreto GSA, Gestione della Sicurezza Antincendio), che ha sostituito gradualmente il precedente DM 10 marzo 1998. È bene ricordare che l’applicazione concreta di queste norme dipende sempre dalla tipologia di attività e va verificata caso per caso.

In questo percorso di conformità intervengono anche altre figure: il RSPP, che supporta il datore di lavoro nella valutazione del rischio incendio, e il RLS, che rappresenta i lavoratori sulle questioni di sicurezza. Nessuna delle due figure sostituisce però l’addetto antincendio, il cui ruolo resta operativo e distinto.

Il datore di lavoro può ricoprire il ruolo di addetto antincendio?

Sì, in molti casi il datore di lavoro può designare se stesso come addetto antincendio, a condizione di essere presente in azienda durante l’orario di lavoro e di seguire il corso di formazione previsto. Questa possibilità riguarda tipicamente le aziende artigiane e industriali fino a 30 lavoratori, le aziende agricole e zootecniche fino a 30 lavoratori e le altre attività fino a 200 lavoratori, con esclusione delle attività a maggior rischio individuate dalla normativa. Anche in questo caso, la verifica va fatta sulla base della normativa vigente applicabile alla singola attività.

Quanti addetti antincendio servono in azienda

Non esiste un numero fisso stabilito dalla legge. La normativa non fornisce regole precise per definire il numero di addetti da designare: è il datore di lavoro, in base alla valutazione del rischio incendio, a decidere quanti addetti nominare.

Nella pratica, il numero dipende da diversi fattori:

  • dimensioni dei locali e numero di lavoratori presenti;
  • presenza di più turni di lavoro, che richiede una copertura per ciascun turno;
  • eventuali sedi o reparti distaccati;
  • necessità di garantire la presenza di un addetto anche in caso di ferie, malattia o assenze;
  • livello di rischio incendio dell’attività, definito generalmente dalla valutazione dei rischi.

In un’azienda su più turni, ad esempio, è generalmente necessario formare più addetti di quanti ne servirebbero con un solo turno, proprio per assicurare la copertura in ogni fascia oraria.

Quali corsi deve seguire l’addetto antincendio: i tre livelli di formazione

La formazione antincendio per gli addetti è organizzata su tre livelli di rischio, corrispondenti a corsi di durata e contenuti diversi.

Livello 1 (ex rischio basso)

Il corso antincendio rischio basso è rivolto alle attività dove il rischio incendio è considerato contenuto. Il corso ha una durata di 4 ore ed è destinato alle aziende in cui sono presenti sostanze a basso tasso di infiammabilità, con possibilità di propagazione dell’incendio molto basse.

Livello 2 (ex rischio medio)

Il corso antincendio rischio medio ha una durata di 8 ore ed è pensato per attività con un profilo di rischio intermedio, più diffuse tra magazzini, attività produttive e commerciali di media dimensione.

Livello 3 (ex rischio elevato) ed esame Vigili del Fuoco

Per le attività a rischio elevato, il corso ha una durata di 16 ore e si conclude con un esame di idoneità tecnica sostenuto presso un Comando dei Vigili del Fuoco. La prova consiste in una parte pratica in cui il candidato deve dimostrare la conoscenza e le modalità di utilizzo dei presidi antincendio, svolgendo una prova con l’estintore e una prova con un idrante UNI45 o, in alternativa, con un naspo. È il livello che richiede l’impegno formativo più consistente, coerente con la maggiore complessità del rischio da gestire.

Aggiornamento quinquennale e attestato

L’attestato di addetto antincendio non è illimitato: ha una validità di 5 anni, entro i quali è necessario frequentare un corso di aggiornamento. Gli aggiornamenti per il rischio basso e per il rischio medio hanno durate ridotte rispetto al corso iniziale — 2 ore per il livello 1, con esercitazioni pratiche — ma restano obbligatori per mantenere valido l’attestato. Alcune attività richiedono inoltre un requisito di idoneità sanitaria, da verificare in base al profilo di rischio specifico.

Addetto antincendio e primo soccorso: è la stessa persona?

È una domanda molto comune. Non c’è un obbligo di legge che imponga di unificare o separare i due ruoli: un lavoratore può essere sia addetto antincendio sia addetto al primo soccorso, oppure le due funzioni possono essere affidate a persone diverse. La scelta dipende dall’organizzazione interna, dal numero di lavoratori disponibili e dalla valutazione del rischio. Chi deve seguire entrambi i percorsi formativi può farlo tramite il corso di primo soccorso, separato da quello antincendio ma spesso pianificato in parallelo.

Cosa rischia l’azienda in caso di mancata nomina

Sanzioni penali e amministrative

L’articolo 55 del D.Lgs. 81/08 stabilisce le sanzioni a carico del datore di lavoro per le principali violazioni in materia di sicurezza, comprese quelle relative alla mancata designazione o alla mancata formazione degli addetti alle emergenze. La violazione può comportare sanzioni penali contravvenzionali, sotto forma di arresto oppure di ammenda, con importi che vengono periodicamente rivalutati dalla legge. Per questo motivo non riportiamo cifre specifiche in questa sede: è sempre necessario verificare l’importo aggiornato consultando il testo coordinato del D.Lgs. 81/08 pubblicato dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Altri rischi: ispezioni, responsabilità e continuità operativa

Oltre alla sanzione in sé, la mancata nomina dell’addetto antincendio espone l’azienda a conseguenze più ampie:

  • maggiore probabilità di rilievi durante le ispezioni di INL, ASL o Vigili del Fuoco;
  • possibile responsabilità civile e penale del datore di lavoro in caso di infortunio o incendio, soprattutto se si dimostra l’assenza di misure organizzative adeguate;
  • interruzione dell’attività lavorativa nei casi più gravi, quando l’organo di vigilanza riscontra carenze sostanziali nella gestione della sicurezza;
  • danno alla continuità operativa, perché in assenza di personale formato la reazione a un principio di incendio è più lenta e meno efficace.

Nominare l’addetto antincendio non è solo un adempimento formale: significa avere in azienda personale davvero preparato a gestire un’emergenza. Verificare corsi, aggiornamenti e numero di addetti nominati è il primo passo per mettersi in regola.

Se hai dubbi sulla situazione della tua azienda, il team di MAPI ANTINCENDIO può supportarti nella consulenza antincendio e nella verifica degli adempimenti. Puoi contattarci per programmare un confronto con i nostri tecnici.

Checklist: la tua azienda è in regola?

Verifica questi punti per capire se la gestione degli addetti antincendio è aggiornata:

  • [ ] Gli addetti antincendio sono stati nominati con un atto formale e il nominativo è inserito nel DVR?
  • [ ] Il numero di addetti copre tutti i turni e le eventuali assenze per ferie o malattia?
  • [ ] Gli attestati sono ancora validi (validità 5 anni) o è già scaduto il termine per l’aggiornamento?
  • [ ] Il livello del corso frequentato (1, 2 o 3) corrisponde al livello di rischio effettivo dell’attività, così come risulta dalla valutazione dei rischi?
  • [ ] Per le attività a rischio elevato, è stato sostenuto l’esame di idoneità tecnica presso il Comando dei Vigili del Fuoco?

Riferimenti normativi principali: D.Lgs. 81/08, DM 2 settembre 2021 (Decreto GSA), Codice di Prevenzione Incendi. L’applicazione concreta dipende dall’attività specifica: si consiglia sempre di verificare gli aggiornamenti normativi con un tecnico qualificato.

Domande frequenti

Chi deve nominare l’addetto antincendio in azienda?

La nomina spetta sempre al datore di lavoro, che designa preventivamente uno o più lavoratori tra il proprio personale, oppure può ricoprire lui stesso il ruolo nei casi previsti dalla normativa.

Quanti addetti antincendio servono in un’azienda con più turni?

Non c’è un numero fisso stabilito per legge: dipende dalla valutazione del rischio, dal numero di turni e dalla necessità di garantire sempre una copertura, anche in caso di assenze.

L’attestato di addetto antincendio ha una scadenza?

Sì, l’attestato ha una validità di 5 anni. Prima della scadenza è necessario frequentare un corso di aggiornamento, con durata proporzionata al livello di rischio dell’attività.

Cosa succede se un lavoratore rifiuta la nomina ad addetto antincendio?

Di norma il lavoratore designato non può rifiutare l’incarico, salvo motivazioni gravi e documentate, come specifiche condizioni di salute.